MATRIX

       
 

di PAOLO BALMAS

Ancora sulla nuova realtà della comunicazione e sulle sue conseguenze per nostri rapporti con altri verte il lavoro più recente di Luisa Mazzullo. La sua attenzione al supporto che qualche anno fa si era concentrata con forza sul fascino della carta e sulle prerogative anche simboliche della sua fabbricazione, si è negli ultimi anni trasformata per una sorta di inversione, (dalla tecnica arcaica che ritorna attuale alla tecnologia avanzata che diventa subito archeologia) in una vera e propria fascinazione per i circuiti stampati che la rapida obsolescenza dell’Hardware computeristico mette a nostra disposizione con crescente facilità. Ingranditi e riprodotti in vario modo su lastra metallica questi circuiti si trasformano per noi senza difficoltà in disumani labirinti esistenziali dai quali sembra emergere un’alienante musichetta Tekno o un qualche sottile ronzio metallico. Ogni tanto tra snodi labirintici, microsaldature e numeri in codice, su di essi si aprono delle finestre in cui compaiono come per un ‘errore di sistema’ occhi o altre parti del volto umano, spesso ripetuti e comunque separati dal loro contesto d’origine quasi fossero immagini esemplificative di una guida in linea o di un manuale d’uso. Se però ci si sofferma un po’ di più queste immagini sembrano spiarci o addirittura chiederci soccorso silenziosamente e senza poter cambiare espressione come chi è minacciato e tuttavia vuol farci capire qualcosa. In maniera analoga è a volte invece la sagoma bianca di una mano che sovrapponendosi esangue e smaterializzata sul medesimo sfondo ci trasmette un senso di impotenza e di impossibilità ad intervenire, anche qui mantenendo intatto il maggior pregio dei lavori in questione quello di saper evitare ogni caduta retorica ed ogni scontata lamentazione sociologica.
altri testi su Matrix di Fulvio Leoni e Raffaello Gavarro
 
 
 

 
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Luisa Mazzullo